Stop ai pregiudizi – I ragazzi raccontano

Durante le riprese per un documentario che stiamo girando, abbiamo conosciuto Clara Vallauri, 16 anni, di Robilante. Ci ha voluto raccontare l’esperienza fantastica della sua classe con i ragazzi africani che, fuggiti dai loro paesi, ora vivono a Festiona, piccolo paesino della Valle Stura.

04052016-asd“L’ondata migratoria che porta migliaia di immigrati al giorno sulle nostre coste crea confusione, sconforto e insinua spesso un sentimento di diffidenza nei nostri cuori. Il lavoro non c’è per tutti noi italiani, come facciamo ad aiutarli, anche volessimo?!? Vi invito a dimenticare per un attimo tutte le nostre ansie per un domani e ad imitare il re dei Feaci che aveva ascoltato Ulisse naufrago senza sapere chi fosse o da dove provenisse.

Ebbene, davanti ai miei occhi ci sono tre ragazzi, desiderosi di raccontarci la loro storia per farci sapere la verità, nonostante non sia piacevole rievocare certi eventi e rivivere le forti emozioni provate nel lungo viaggio che li ha portati fino al centro di accoglienza di Festiona, un paese vicino a Demonte.

Soualino, poco più di 20 anni, faceva il contadino in un villaggio della Costa d’Avorio in cui convivono musulmani e cristiani. Qui si è innamorato di una ragazza del villaggio, conosciuta a scuola proprio come ci possiamo innamorare noi, ma di etnia diversa, quindi i genitori di lei le avevano assolutamente proibito di parlarci. Nonostante le differenze e il dissenso da parte delle famiglie l’affetto li rendeva uguali così si frequentavano in gran segreto, racconta , i suoi grandi occhi persi nei ricordi… Intanto il tempo passa e il loro amore non si spegne, così ormai erano una famiglia, lei aspettava un bambino… Poi non riesco a raccontare quello che è successo dopo, la tragedia di Shakespeare è ben poco paragonato alla sua storia, lui si è ritrovato solo, senza la fidanzata, la sorella, il bambino-morti tutti-solo con la madre che lo esortava a fuggire lontano perché perversava la guerra civile. Lui, smarrito, mentre attraversava il deserto tra mille difficoltà, venne ancora ingannato dai banditi con un bel tranello: una banda l’ha derubato, privandolo dei documenti, poi è arrivata lo polizia a richiederli, senza di quelli lo hanno sbattuto in carcere. Lì era dura, mormora, con gli occhi rabbuiati e tristi, in questo luogo altri ricatti: -se vuoi uscire, lavora gratis come schiavo, se no marcisci in prigione.articolomod

Riuscito finalmente a scappare, con unico obiettivo quello di arrivare nella ricca Libia dove c’era l’opportunità di guadagnare qualche soldo da mandare in aiuto alla madre arrivò a Sabratha, tra Tunisia e Libia dove recentemente 4 italiani sono stati vittime dell’Isis; Soualino già prima del fatto aveva raccontato di un posto di terrore, pericoloso, dove vige la legge del Taglione. Se l’avessimo ascoltato prima avremmo potuto vedere la minaccia imminente del terrorismo nella zona di Sabratha? Si fosse ascoltata la storia di Soualino si sarebbe intervenuto prima di tutto per il bene la popolazione locale…

Ousmane, arrivato dal Senegal, aveva il forte di desiderio di testimoniare le ingiustizie, i soprusi, di parlare di nuovo con ragazzi della sua età per confrontarsi e sfogarsi come è normale che sia…. Certi racconti sembrano usciti dagli incubi.

Abitava in un villaggio dove convivono musulmani moderati e musulmani integralisti che volevano a tutti costi imporre la loro rigida idea per cui le donne devono vestirsi interamente di nero con una sola fessura per intravedere la luce del giorno e insomma schiavizzare il villaggio ai loro metodi e alle loro ideologie sviate. La famiglia di Ousmane si è rifiutata di cambiare vita e così hanno incendiato la loro casa. Con uno zaino, contenente una borraccia e un po’ di semola è partito per l’attraversata del deserto con un sole che ti ustiona, per bere usava un bicchierino perché doveva razionalizzare al massimo le riserve d’acqua.

La mattina –Andiamo, si prosegue, in marcia … Amico ci sei???- la mattina due pacche al compagno, poi ti accorgi che è morto. È una lotta di sopravvivenza, come riesci ad andare avanti??? Devi farlo per te e per i tuoi cari.

Dopo un lungo viaggio alla ricerca della pace è arrivato in Libia, LA META del suo viaggio per lavorare, ma, dopo aver attraversato il deserto le frontiere sono chiuse. -Come sei passato? -Chiede qualcuno.

-Un miracolo di Dio! Partiti in 50, i superstiti entrati nel paese sono stati 17. Poi in Libia un caos, la guerra civile. Mio zio lavora alla Pepsi Cola in Libia. Ero convinto di lavorare con lui, ma poi la fabbrica va a fuoco e… ti ritrovi a correre, con i pochi soldi che hai, sei un ragazzo del Deserto, un ragazzo del tuo piccolo villaggio che bruciava quando lo hai lasciato, gli occhi ancora ti lacrimano al pensiero di abbandonare l’Africa, ma ti imbarchi nonostante la paura del mare sia folle, ti imbarchi perché laterra attorno a te brucia e vedi l’orizzonte lontano… Una speranza, qualsiasi cosa è meglio della tua realtà.-

Macan è l’ultimo arrivato , arriva dal Mali, è un po’ timido, ma lo dobbiamo scusare perché si sta sforzando a parlare la nostra lingua… Tutti e tre hanno sofferto, ma, appena arriva l’occasione, ci sorridono per mostrarci che puoi sempre rialzarti da qualunque situazione, sono loro che me lo hanno insegnato…

La sorella di Macan è rimasta coinvolta nell’attendato a Damaka nell’albergo in cui lavorava come cameriera, era tra le 30 vittime dell’Isis, un
attentato rivolto alla Francia colonizzatrice e a noi Occidentali.

Loro non cercano pietà o compassione per le loro storie, il rispetto prima di tutto poi be, anche lavoro per vivere, ma a come g
estire la crisi e il sovraffollamento spero vivamente ci pensi a breve l’Unione Europea.

Io sono convinta che meritano accoglienza e il rispetto da parte nostra, verso Maggio ci hanno invitato ad andarli a trovare per mangiare un piatto di polenta, mentre loro ci offriranno un po’ del loro cus cus… Veramente storie toccanti, dobbiamo infrangere lo spavento generale che porta al razzismo, alla paura dello straniero, si ha paura quando non si conosce… Criminali tra gli immigrati ci sono come tra gli italiani, io vi posso solo assicurare che Soualino, Ousmane e Macan sono i primi tre ragazzi che ho conosciuto, arrivati con i barconi, e sono tre ragazzi educati e anche sorridenti nonostante la loro difficile storia.

04052016-trtrDue mesi dopo in un bel pomeriggio soleggiato di Maggio siamo andati a trovare quei ragazzi che erano venuti a raccontarci i loro difficili viaggi di immigrati, partendo chi dalla Costa d’Avorio, dal Senegal o dal Mali fino a trovarsi al centro di accoglienza di Festiona vicino a noi.

Ebbene, tornati da quei piccoli, ma utili lavori che fanno per ringraziare dell’accoglienza ricevuta, eccoci attorno al tavolo, tutti noi ragazzi, la mia classe e quella dei migranti perché dovete sapere che si stanno dando da fare per imparare l’italiano e studiare la nostra cultura per l’integrazione, ma anche semplicemente per il rispetto perché potrebbero essere solo di passaggio in Italia, in attesa di sapere dove andare.

All’inizio nell’aria c’è un imbarazzo generale, dovuto un po’ perché non ci si conosce, un po’ perché siamotutti affamati dopo scuola, ma nessuno osa attaccare il banchetto per primo…

Esortati a prendere da mangiare ci sistemiamo nei tavolini a due o tre, cercando di mischiarsi per rompere la timidezza e iniziamo a fare le prime domande spontanee, nate dalla curiosità…

-Avevi mai visto la neve??? – Si, una volta in Libia, ma in Africa faceva molto più caldo.
– Come ti trovi qui a Festiona? – Bene, il paese è piccolo, siamo tutti amici qui, ma trovo che l’italiano sia proprio difficile…
-Come comunicate tra di voi, arrivando da paesi diversi dell’Africa? – Comunichiamo in Fula, è tipo il vostro piemontese, un dialetto comune.

Poi arrivano i discorsi interessanti… Da noi la poligamia è consentita, sta a te la scelta, ma il massimo di mogli è quattro e sei obbligato a trattare le mogli nello stesso modo, dice uno. Da noi, invece, risponde una mia compagna, è molto più facile che due si dividano dopo il matrimonio che stiano insieme…

Ma come è possibile questo??? Vedi i suoi occhi increduli…
Poi il prof tira fuori la chitarra, un altro ragazzo il Djembe( tamburo africano) e iniziamo a cantare le solite canzoni: “io, vagabondo che sono io”, “la mia banda suona il rock” e chi non la conosceva batteva le mani, faceva il secondo coro o addirittura un ragazzo ha provato a ballare!

Poi il ragazzo che suonava il Djembe ha detto alle ragazze di cantare e improvvisava, ma non avevamo idea di che cantare, così ha iniziato lui, una canzone africana e noi ripetevamo il solito verso, che risate ragazzi!

In fondo non è venuto male secondo me, ma avreste dovuto sentirci per farvi un’idea!

-Avevi mai pensato all’Italia o anche solo all’Europa prima di lasciare il tuo villaggio?

– No, prima non ci avevo mai pensato, ma adesso so che l’Italia è un paese tranquillo, nel mio paese non riuscivi a restare lucido a lavoro, avevi sempre quel pensiero in testa, che sarebbe potuto passare da un momento all’altro un uomo con una mitraglietta e in un attimo tu non c’ eri più.-

Finito di suonare andiamo a fare due colpi a pallone, è stato un pomeriggio pieno di emozioni, uno scambio di opinioni, idee e punti di vista che hanno allargato il mio orizzonte, per capire che siamo tutti cittadini del mondo!!!”

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